Il lavoro comincia dalla scelta, che è la parte invisibile e la più lunga: leggere quello che arriva, capire se un testo ha una ragione per esistere e se quella ragione incontra un lettore. Da lì parte l'editing, che è discussione sulla struttura: cosa tenere, cosa tagliare, dove il ragionamento non regge. Segue la revisione, e nel caso delle traduzioni il confronto riga per riga con l'originale.
Poi comincia la parte fisica. La progettazione grafica decide il formato, la gabbia, il carattere e la spaziatura — scelte che il lettore non nota mai e che determinano se un libro si legge senza fatica. La scelta della carta ne fissa il peso, l'opacità, il modo in cui la pagina si volta e il colore del bianco sotto l'inchiostro. La legatura — filo refe, brossura fresata, cartonato — decide quanto il libro durerà e se si aprirà piatto sul tavolo.
La stampa avviene quasi sempre presso terzi, e la scelta è fra offset, che conviene sopra una certa soglia di copie e dà una resa migliore, e digitale, che permette tirature brevissime e ristampe su richiesta. È la decisione che più spesso stabilisce se un titolo sta in piedi economicamente.
Resta la distribuzione, che per l'editore indipendente è il passaggio più duro: entrare nelle librerie significa affidarsi a un distributore e accettarne le condizioni, e ogni copia resa torna indietro a spese di chi l'ha stampata.