Cercare di classificare l'estro di una visione, che sin da subito si mostra eterogenea e differente dagli standard dell'illustrazione e del fumetto, non è cosa facile. Guidato più dall'istinto che dalla ragione, Rondini si trova spesso ad assecondare il suo modo di concepire la grafica a modo suo, da autodidatta, quasi come un naïf. Ed ecco, allora, che il tratto si fa sporco, volutamente frastagliato, il colore diventa inusuale e trasmette la giusta emozione accostando in maniera caparbia e insolita i più vari contrasti.
E il suo gesto sta nei manuali di bottega dal Trecento e ha un nome: la terra verde stesa sotto gli incarnati, perché il verde è il complementare del rosso e gli toglie il rosa finché non sembra pelle.
Rondini non impara in una scuola, ma confrontandosi con chi già illustra e disegna a livello professionale su riviste ormai note per quelli del settore. È lì che apprende un modo di lavorare che va al di là della tecnica, che è manifestazione forte di un pensiero e di una attenzione sociale cui si sente chiamato.
«L'artista comunica ciò che vede e in quello che fa evidenzia e sottolinea spesso un problema, un intellettuale quel problema lo affronta e ne propone una soluzione», afferma con convinzione Rondini, poi sorride: «E, comunque, non è detto che io appartenga a una delle due categorie, sia ben chiaro».