Il luogo
Il territorio
Prato è una provincia che si è fatta da sola. Schiacciata tra Firenze e l'Appennino, attraversata dal Bisenzio e dall'Ombrone, ha trasformato i propri limiti geografici in vantaggio competitivo. Centosettantacinque chilometri quadrati per sette Comuni — Prato, Carmignano, Poggio a Caiano, Cantagallo, Vaiano, Vernio, Montemurlo — che insieme costituiscono il distretto tessile più antico d'Europa e uno dei più grandi al mondo.
Le acque del Bisenzio hanno mosso le prime gualchiere medievali, quelle che battevano i panni di lana per addensarli. Da lì, una catena ininterrotta di gesti: filare, tessere, tingere, rigenerare. La vocazione non è cambiata in ottocento anni, ma si è evoluta. Oggi a Prato si producono tessuti per haute couture, per arredamento d'autore, per il tecnico più sofisticato — automotive, sportswear, isolamento, filtrazione.
Il Macrolotto Industriale di Prato è uno dei più grandi distretti produttivi d'Italia: migliaia di aziende, decine di migliaia di addetti, una filiera che dalle balle di stracci arriva al tessuto finito senza mai uscire dal territorio. È il modello italiano per eccellenza — frammentazione apparente, integrazione reale.
E poi c'è la cosa che rende Prato unica al mondo: la rigenerazione. Da almeno due secoli, qui si trasforma il tessuto usato in tessuto nuovo. Stracci che diventano lana cardata, lana cardata che diventa filato, filato che diventa stoffa. Un'economia circolare ante litteram, quando ancora nessuno la chiamava così. Prato ha inventato il riciclo del tessile prima che il mondo si accorgesse di averne bisogno.