VinoPisaCrespina Lorenzana

Fattoria Uccelliera di Ezio Bulleri Uccelliera

Una donna cammina fra i filari della vigna, con il cappotto aperto dal vento

Il nome viene da una collina dove un tempo si catturavano gli uccelli di passaggio. Oggi, su quella stessa collina, i campi si seminano anche per loro. Duecentoquaranta ettari fra Crespina Lorenzana e Fauglia, e soltanto diciotto fra vigna e oliveto: tutto il resto è bosco, pioppi e seminativi, ed è lì apposta.

Azienda di famiglia dagli anni Sessanta · tre generazioni al lavoro · vino, olio, distillati e dispensa · Consorzio Vini Terre di Pisa

1960Da quando si coltiva qui
240Ettari di tenuta, per lo più bosco
18Ettari fra vigna e oliveto
1.000.000Anni della scogliera sotto le vigne

Una collina che ha cambiato idea sugli uccelli

Ci sono aziende agricole che si raccontano dalla vigna. Questa conviene raccontarla dal bosco, perché è il bosco a spiegare tutto il resto.

Fra Crespina Lorenzana e Fauglia, sulle colline pisane, la Fattoria Uccelliera occupa duecentoquaranta ettari. Dodici sono a vigneto, sei a oliveto: diciotto in tutto. Tutto il resto — boschi d'alto fusto, impianti di pioppo bianco, ampi seminativi coltivati in modo estensivo — non finisce in bottiglia. Tiene in piedi il posto in cui la vigna cresce, e l'azienda lo dice apertamente. È la chiave per capire tutto quello che esce da qui.

Il nome viene da una trappola

«Uccelliera» è un toponimo medievale. Indicava la collina su cui sorgeva un'antica uccellanda: un impianto per catturare i volatili che passavano di qui nelle migrazioni. Il posto si chiamava così perché lì gli uccelli venivano presi.

Oggi quello stesso pezzo di collina fa il contrario. I seminativi si coltivano in modo estensivo, e l'azienda dichiara che il primo pensiero, nel gestirli così, è offrire alla fauna un ambiente in cui stare. È il rovesciamento di un nome, ed è successo senza cambiarlo.

Tre palle e tre uccelli su una pietra rotta

Il logo dell'azienda non è nato in uno studio grafico. È nato da un ritrovamento: in azienda sono emersi i frammenti di un'antica pietra con inciso un blasone a tre palle e tre uccelli. Quel disegno è diventato il marchio.

È il primo di una serie di segni che qui non si inventano: si trovano. Il nome viene dal Medioevo, il logo viene da una pietra rotta, e il sottosuolo — come si vedrà — viene da molto più lontano.

Sotto le vigne c'è un mare

Nella campagna aziendale è stata trovata una scogliera corallina fossile che risale a oltre un milione di anni fa. È la spiegazione geologica di quello che si beve. I suoli qui sono prevalentemente tufacei e silicei, con alcune zone argillose, fra gli ottanta e i duecento metri sul livello del mare.

Quando l'azienda parla della memoria del mare, sta parlando di terreno. La differenza fra due filari a duecento metri di distanza, su queste colline, la fa quello che c'era prima che ci fosse la Toscana.

Antonio e Maria Elena, negli anni Sessanta

L'azienda nasce dalla passione per la campagna e per la natura di Antonio Bulleri e Maria Elena Poggianti. Da lì in avanti è una faccenda di famiglia che non si è mai interrotta: quello che era una scelta di vita di due persone è diventato il mestiere di chi è venuto dopo.

All'inizio del Novecento, ricorda il Consorzio Vini Terre di Pisa, su queste terre vivevano almeno dieci famiglie in poderi mezzadrili. Alcuni di quei casali sono stati restaurati con materiali antichi, per non perdere i caratteri storici e architettonici toscani. Le case sono rimaste dov'erano; è cambiato chi ci dorme.

Quattro persone, un cognome

Oggi l'azienda è guidata dalla seconda generazione, con la terza già dentro, e i ruoli sono dichiarati uno per uno. Ezio segue la parte agronomica: vigneti, oliveti e forestazione. Tiziana segue il commerciale. Matilde cura l'ospitalità. Benedetta contribuisce alla comunicazione mentre studia all'università.

Quattro persone che si dividono un'azienda intera, dalla potatura alla fattura: non esiste un ufficio, esiste una tavola dove ci si parla.

Veduta aerea della tenuta fra cipressi, oliveti e vigneti
La tenuta vista dall'alto: i cipressi, gli olivi e le vigne che scendono verso il fondovalle.

Un animale diverso ogni anno

Sulle etichette compare ogni anno una figura con animali diversi. Non è decorazione: serve a raccontare la fauna locale e, insieme, a ricordare l'annata. Chi ha una piccola verticale in cantina non deve leggere il millesimo — riconosce l'animale.

È il gesto più coerente di tutta l'azienda. La fauna sta nei campi, sta nel nome del posto, sta nel blasone ritrovato, e finisce sulla bottiglia. Non c'è nessun passaggio di questa storia in cui gli animali non ci siano.

Quello che in cantina non si fa

Il metodo dichiarato è fatto soprattutto di sottrazioni. Vendemmia manuale. Selezione attenta delle uve. Interventi in cantina ridotti al minimo. Le due leve che si tengono in mano sono la temperatura di fermentazione e il tempo di contatto con le bucce: il resto lo si lascia succedere.

Per l'olio vale la stessa grammatica. Le olive si brucano, cioè si staccano a mano dalla pianta fra novembre e dicembre, e vanno subito al frantoio per la molitura a freddo. Sei ettari di oliveto, alcuni con alberi centenari.

Un Sangiovese che esce bianco

Fra le etichette ce ne sono due che dicono meglio delle altre come ragiona questa cantina. Nero in Bianco è Sangiovese vinificato in bianco: l'uva rossa più toscana che esista, portata dall'altra parte. E Ginepraia Botte n.7 nasce da una selezione separata delle migliori uve di Sangiovese, tenuta a parte in una massa limitata di quindici ettolitri.

Quindici ettolitri sono duemila bottiglie scarse. È il gesto di chi, arrivato in fondo alla selezione, decide che quel poco non va mescolato con il resto.

La cantina a volte di mattoni con una grande botte in fondo
La cantina sotto le volte in mattoni. La temperatura la fa il muro, non un impianto.

Un Viognier delle colline pisane

Nell'aprile 2024 il Gambero Rosso pubblica la lista dei dieci migliori Viognier italiani sotto i venti euro. Dentro c'è L'Isola 2022 della Fattoria Uccelliera.

Il Viognier è un vitigno del Rodano settentrionale, non un'uva di casa. Che una fattoria di famiglia delle colline pisane finisca in una lista nazionale con quel vitigno lì dice due cose: che qui si sperimenta, e che l'esito regge il confronto fuori dalla provincia.

Si coltiva rispetto

La frase che l'azienda mette in apertura del proprio sito non parla di vino. Parla di come si sta al mondo mentre lo si fa.

E la casa, la dicono con altrettanta semplicità: «Le colline pisane, tra i comuni di Crespina Lorenzana e Fauglia, sono la nostra casa.» Il motto che l'azienda si è scelta, invece, è in latino e gira nelle campagne da secoli: Vinum bonum laetificat cor hominum, il vino buono rallegra il cuore dell'uomo.

Cosa si fa con le mani, un anno qualunque

Duecentoquaranta ettari, quattro persone e un calendario che non si sposta: la vigna e l'oliveto decidono le date, non il contrario.

Un uomo al lavoro accanto ai serbatoi d'acciaio, con le bottiglie sul nastro
L'imbottigliamento accanto ai serbatoi d'acciaio. Si riempie, si tappa, si etichetta.
Una mano appoggiata sul fondo di una botte di legno
La mano sul tonneau. Un legno si ascolta prima di aprirlo.
Botti di rovere allineate su cavalletti nel tinaio
Le botti di rovere allineate nel tinaio.

Vendemmia a mano

La raccolta è manuale e la selezione delle uve è fatta in campo, prima che entrino in cantina. Quello che non passa lì non si recupera dopo.

Lascia stare

Gli interventi in cantina sono ridotti al minimo dichiarato. Si controllano la temperatura di fermentazione e il tempo di contatto con le bucce: due leve, e poi si aspetta.

Bruca le olive

Fra novembre e dicembre le olive si staccano a mano dalla pianta e vanno subito al frantoio, con molitura a freddo. Fra i sei ettari di oliveto ci sono alberi centenari.

Cura il bosco

La forestazione è nell'elenco dei mestieri di Ezio accanto a vigneti e oliveti: qui il bosco è un lavoro, non un contorno. Boschi d'alto fusto e impianti di pioppo bianco.

Semina pensando alla fauna

Gli ampi seminativi si coltivano in modo estensivo, e l'azienda dichiara che sono pensati principalmente per offrire alla fauna un ambiente naturale, ricco e variegato.

Apre la cantina

Degustazioni durante la settimana e nel weekend, in formula ridotta o completa, personalizzabili, su prenotazione. E alcuni casali restaurati per chi si ferma a dormire.

Nel bicchiere e nella dispensa

Vini rossi, bianchi e spumanti, dolci e rosati, distillati, olio e dispensa: la gamma completa dell'azienda.

La sala di degustazione con il tavolo e gli scaffali di bottiglie
La sala di degustazione, con gli scaffali di bottiglie alle spalle del tavolo.
Una mano che prende una bottiglia di vino rosso da un tavolo
Si prende la bottiglia dal tavolo. È il gesto con cui finisce un anno di lavoro.
Fattoria Uccelliera

I rossi

Il cuore della cantina: le denominazioni del territorio — Terre di Pisa DOC e Chianti DOCG — accanto agli IGT Toscana su cui l'azienda si prende più libertà. Sangiovese in tutte le sue declinazioni, e un Syrah che di toscano ha solo la collina.

Fattoria Uccelliera

I bianchi e le bollicine

La parte più sperimentale della casa: Viognier, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco su suoli tufacei e silicei — più il Sangiovese portato dall'altra parte e vinificato in bianco.

Fattoria Uccelliera

I rosati e i dolci

Due bottiglie agli antipodi: un rosato dal nome che si ricorda, recensito da Decanter nell'annata 2024, e il Vin Santo della denominazione pisana — quello che si tiene per il fondo del pasto e per le occasioni.

Fattoria Uccelliera

I distillati e l'amaro

Quello che si fa dopo il vino: le grappe dalle vinacce della cantina, un brandy, e un amaro dal nome che è già una dichiarazione — Amordamaro.

Fattoria Uccelliera

L'olio

Sei ettari di oliveto, alcuni alberi centenari, olive brucate a mano fra novembre e dicembre e portate subito al frantoio per la molitura a freddo. Nei formati che servono: la bottiglia da tavola e le latte per chi cucina davvero.

Fattoria Uccelliera

La dispensa

Il resto di quello che la tenuta produce e che finisce in tavola: i mieli toscani, il tartufo delle colline pisane e le gelatine fatte con il vino della casa.

Chi c'è dietro

Un'azienda di famiglia non ha un organigramma: ha delle persone che si sono divise il lavoro e lo dicono per nome.

Un gruppo di persone a un picnic fra i filari, con i calici in mano
Un picnic fra i filari. La fattoria si visita, e spesso ci si ferma a mangiare.
Un concerto serale all'aperto nel parco della fattoria
Il concerto d'estate nel parco della fattoria.

Antonio Bulleri e Maria Elena Poggianti

I fondatori. Negli anni Sessanta mettono in piedi l'azienda per passione della campagna e della natura — l'ordine delle parole conta, ed è rimasto lo stesso.

Ezio Bulleri

La parte agronomica: vigneti, oliveti e forestazione. Il suo mestiere comprende i duecentoventi ettari che non danno reddito, ed è il motivo per cui esistono ancora.

Tiziana Bulleri

Il commerciale. È il volto dell'azienda fuori dalla tenuta: fiere, consorzio, rapporti con chi compra e con chi racconta.

Matilde e Benedetta Bulleri

La terza generazione già al lavoro: Matilde cura l'ospitalità, Benedetta contribuisce alla comunicazione mentre studia all'università.

La strada, fin qui

2026

Il catalogo su Tuscany Market Hub

Le etichette con la loro pagina e le loro foto, accanto allo shop dell'azienda.

12–15 aprile 2026

Vinitaly, Verona

Hall 9, stand B13-3. Il banco di prova annuale del vino italiano.

29 marzo 2026

CantinaJazz — venticinque anni

Fra le sei cantine della rassegna che da un quarto di secolo mette insieme vino e musica sulle colline pisane.

1–2 marzo 2026

Eurovino, Karlsruhe

dm-arena, stand A20. La fiera tedesca del vino, tre settimane dopo Parigi.

9–11 febbraio 2026

Wine Paris

Hall 5.2, stand A 208.03. Tre fiere internazionali in tre mesi: una strategia.

7 aprile 2024

L'Isola nella lista del Gambero Rosso

Il Viognier di casa entra fra i dieci migliori d'Italia sotto i venti euro.

Anni Sessanta

Antonio e Maria Elena

Nasce la Fattoria Uccelliera, dalla passione per la campagna e per la natura.

Oltre un milione di anni fa

Il mare

La scogliera corallina che oggi sta sotto le vigne. È il primo capitolo di questa azienda, e non l'ha scritto nessuno della famiglia.

Dove si trova

Mezz'ora da Pisa e da Livorno, ottanta chilometri da Firenze: abbastanza dentro la Toscana da esserci, abbastanza fuori dalle rotte da non somigliare a nessuno.

Indirizzo
Via Roncione 9
56042 Crespina Lorenzana (PI)

Domande

Dove si trova la Fattoria Uccelliera?

In Via Roncione 9, a Crespina Lorenzana in provincia di Pisa, sulle colline pisane fra Crespina Lorenzana e Fauglia. È a circa trenta minuti da Pisa e da Livorno e a ottanta chilometri da Firenze.

Perché si chiama Uccelliera?

Il nome è un toponimo medievale: indicava la collina su cui sorgeva un'antica uccellanda, un impianto per la cattura dei volatili di passaggio. Il logo aziendale è nato invece dal ritrovamento in azienda dei frammenti di un'antica pietra con un blasone a tre palle e tre uccelli.

Si può visitare la cantina?

Sì. L'azienda organizza degustazioni durante la settimana e nel weekend, in formula ridotta o completa, personalizzabili in base al gruppo. La prenotazione è obbligatoria.

Che vini produce?

Vini rossi — fra cui Terre di Pisa DOC, Chianti Superiore DOCG, Chianti Riserva DOCG e diversi IGT Toscana come Ginepraia, Castellaccio, Poggio alla Pietra e Syrah 7 Dieci; bianchi e spumanti — fra cui Isola, Ficaia, Lupinaio, Nero in Bianco e il Brut; il rosato La Prima Volta e il Vin Santo di San Torpè DOC. Accanto al vino ci sono distillati, olio extravergine, mieli e prodotti al tartufo.

Cos'è il Nero in Bianco?

È Sangiovese vinificato in bianco: l'uva rossa della tradizione toscana lavorata senza contatto prolungato con le bucce, per ottenere un vino bianco. È una delle due etichette che meglio raccontano il modo di ragionare della cantina — l'altra è il Ginepraia Botte n.7, selezione separata delle migliori uve Sangiovese in una massa limitata a quindici ettolitri.

Come viene fatto l'olio?

Le olive si brucano, cioè si staccano a mano dalla pianta, fra novembre e dicembre, e vengono portate subito al frantoio per la molitura a freddo. L'oliveto è di sei ettari e comprende alberi centenari.

Che metodo agricolo segue l'azienda?

Vendemmia manuale, selezione attenta delle uve, interventi in cantina ridotti al minimo, con il controllo della temperatura di fermentazione e del tempo di contatto con le bucce. Per l'olio, olive brucate a mano fra novembre e dicembre e molitura a freddo. I seminativi della tenuta si coltivano in modo estensivo pensando alla fauna.

Dove si comprano i prodotti?

Nello shop online dell'azienda. Le referenze sono anche su Tuscany Market Hub.

Le bottiglie sono su Tuscany Market Hub

Qui si racconta chi le fa e perché. Là c'è il catalogo: ogni referenza con la sua pagina, la sua denominazione e il suo formato.

L'insegna

Ragione sociale
Fattoria Uccelliera · di Ezio Bulleri
Sede
Via Roncione 9 · 56042 Crespina Lorenzana (PI)
Partita IVA
02237190505
Attività
Coltivazione di uva · ATECO 01.21.00
Tenuta
240 ettari · per lo più bosco
Coltivato
12 ettari a vigneto · 6 ettari a oliveto
Territorio
Colline pisane · 80–200 m s.l.m.
Consorzio
Vini Terre di Pisa

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